Hantavirus: dalla nave sudamericana alla reale situazione in Italia

15 Maggio 2026 - News

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Hantavirus: dalla nave sudamericana alla reale situazione in Italia

I recenti fatti di cronaca legati a una nave proveniente dal Sud America hanno portato all’attenzione del pubblico gli hantavirus, appartenenti ad una famiglia che comprende molti virus diffusi in gran parte del mondo. La narrazione dei media su un pericoloso focolaio con vittime e contagiati può facilmente generare preoccupazione. Tuttavia, in tema di salute pubblica e gestione degli animali infestanti, è fondamentale esaminare i fatti e i dati scientifici, evitando allarmismi ingiustificati.

Per approfondire il tema, abbiamo chiesto al nostro referente scientifico Dario Capizzi, ecologo ed esperto nella gestione dei roditori, fare il punto sulla diffusione e sulla problematica degli hantavirus in Italia. Analizziamo quindi cosa sono questi virus, in che modo si trasmettono e qual è la reale situazione nel nostro Paese.

Cosa sono gli hantavirus?

Appartenenti alla famiglia Hantaviridae (il cui genere principale oggi è denominato Orthohantavirus), questi patogeni sono virus a RNA diffusi sia nel Vecchio che nel Nuovo Mondo. La loro distribuzione geografica determina anche il tipo di malattia che possono causare nell’uomo: nel Nuovo Mondo (Americhe) essi causano gravi patologie respiratorie, note come sindromi polmonari da Hantavirus. Nel Vecchio Mondo (Europa e Asia) provocano invece febbri emorragiche con sindrome renale, patologie di natura e decorso differenti.

Il contagio avviene quasi esclusivamente attraverso l’inalazione di particelle virali presenti negli escreti (feci, urina e saliva) dei roditori infetti, che si disperdono nell’aria soprattutto in ambienti chiusi o polverosi.

hantavirus microscopio

Il caso della nave e il Virus Andes

Il focolaio che ha colpito la nave sudamericana è stato provocato da un ceppo virale specifico: il virus Andes. Diffuso esclusivamente in Sud America, questo patogeno ha una particolarità che lo rende unico tra gli hantavirus: è l’unico per il quale sia stata documentata la trasmissione da uomo a uomo.

Questo virus è veicolato da un roditore autoctono sudamericano, l’Oligoryzomys longicaudatus (noto comunemente come topo pigmeo del riso dalla coda lunga). Poiché questo animale vive unicamente nel continente sudamericano, soprattutto in aree agricole, le probabilità che uno o più individui possano avere accesso ad una nave e sopravvivere a un viaggio transoceanico su navi commerciali, riuscendo poi a stabilirsi nel nostro Paese sono da considerarsi estremamente ridotte.

Gli hantavirus in Europa e in Italia

Se il virus Andes non deve spaventarci, almeno per quanto riguarda la trasmissione da parte del suo serbatoio naturale, è bene sapere che altre specie di hantavirus sono presenti anche nel Vecchio Mondo. In Asia e in Europa centrale e settentrionale sono particolarmente diffusi; tra i più noti nel continente europeo ricordiamo il virus Puumala, Tula e il virus Dobrava-Belgrade.

Anche in Italia la presenza degli hantavirus è stata accertata, con alcuni casi di infezione nell’uomo documentati. Le conoscenze sulla diffusione e sulla reale prevalenza di queste malattie nel nostro Paese sono ancora limitate, sebbene vi siano gruppi di studiosi che portano avanti ricerche dedicate da diversi anni.

Specie di roditori vettori di Hantavirus in Italia

Ciò che sappiamo con certezza è che il serbatoio delle specie virali presenti in Italia non è costituito dai roditori presenti in città, ma dai roditori forestali, in particolare l’Arvicola rossastra (Clethrionomys glareolus) e il Topo selvatico a collo giallo (Apodemus flavicollis).

Questi piccoli mammiferi vivono nei boschi. Di conseguenza, il rischio di contatto con l’uomo si verifica principalmente in quelle zone di interfaccia tra l’ambiente forestale e le piccole aree abitate, quali casolari, baite, legnaie o edifici rurali situati a ridosso o all’interno del bosco. Il ruolo dei roditori sinantropici (come il Ratto delle chiaviche, il Ratto nero o il Topo domestico) nella trasmissione delle specie virali tipicamente presenti in Italia sembra essere del tutto secondario.

Arvicola rossastra

clethrionomys glareolus, Arvicola rossastra

Topo selvatico a collo giallo

Topo selvatico a collo giallo Apodemus flavicollis

Prevenzione e gestione dei roditori: cosa fare?

Alla luce di queste informazioni, non appare necessario attuare interventi di emergenza o campagne di gestione specifiche dettate dalla paura del virus Andes.

Tuttavia, la prevenzione resta la misura principale nei riguardi delle specie virali presenti in Italia. La gestione ordinaria e costante dei roditori nelle vicinanze delle abitazioni, degli ambienti di lavoro e dei luoghi di incontro è una pratica fondamentale di igiene pubblica. L’obiettivo non è quello di controllare la fauna selvatica nei boschi, ma impedire che i roditori trovino rifugio e cibo all’interno o a ridosso degli edifici umani.

Per farlo, sono fondamentali alcune accortezze pratiche: occorre sigillare le fessure, gestire correttamente i rifiuti e mantenere ben arieggiati gli ambienti prima di soggiornarvi. In presenza di escrementi di roditori, bisogna evitare assolutamente di spazzare a secco i pavimenti polverosi per non sollevare particelle contaminate, preferendo invece metodi di pulizia ad umido. Inoltre, se ci si trova a operare in aree chiuse e molto frequentate dai roditori, con un’abbondante presenza di escrementi, è fortemente raccomandato l’uso di una mascherina.

Gli hantavirus meritano certamente attenzione, ma non dobbiamo dimenticare che i roditori sono noti vettori di numerosi altri patogeni. Un’adeguata prevenzione ambientale e una corretta gestione degli infestanti nei luoghi che frequentiamo quotidianamente rappresentano, da sempre, lo scudo protettivo più efficace per tutelare la salute pubblica.

15 Maggio 2026 - News

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