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12 Marzo 2025 - Casi studio
Le specie aliene invasive introdotte dall’uomo nelle isole possono causare impatti devastanti sugli ecosistemi locali e sulle specie autoctone, spesso superiori a quelle che arrecano in terraferma.
Gli ecosistemi insulari sono particolarmente vulnerabili all’introduzione di specie aliene invasive per due motivi principali. In primo luogo, nelle isole le specie aliene spesso non trovano nemici o predatori naturali che possano controllarne la popolazione. In secondo luogo, le specie autoctone delle isole non hanno sviluppato meccanismi di difesa contro questi nuovi arrivati, a causa della mancanza di predatori naturali nel loro ambiente. Di conseguenza, l’introduzione di una nuova specie, sia volontaria che accidentale, può rompere un equilibrio ecologico delicato. La minaccia alle specie endemiche delle isole è perciò concreta. Le isole ospitano spesso specie endemiche, presenti solo in quei luoghi specifici. Una volta che tali specie si sono estinte sull’isola, le perdiamo per sempre.

Il ratto nero e il ratto delle chiaviche, originari dell’Asia, si sono diffusi globalmente grazie all’uomo. Numerosi studi evidenziano il loro impatto negativo sugli ecosistemi insulari, danneggiando specie e habitat autoctoni. Questo fenomeno è evidente anche nel Mediterraneo, dove il ratto nero è il mammifero più diffuso nelle isole. La sua predazione sugli uccelli marini sta causando la rarefazione di molte specie, in particolare delle berte (berta maggiore e berta minore) e dell’uccello delle tempeste. I ratti predano uova, pulcini e, in alcuni casi, anche adulti.
Un esempio è l’isola di Foradada, al largo della Sardegna, dove una delle ultime colonie italiane di uccello delle tempeste si è fino ad oggi conservata perché localizzata in una grotta quasi inaccessibile ai ratti. Purtroppo, nel 2023, un ratto è riuscito a raggiungere la grotta, probabilmente a nuoto, devastando la colonia e uccidendo numerosi adulti e pulcini.
Foto a destra: Pulcino di berta maggiore – Crediti immagine: Ferdinando Corbi

Per mitigare le pesanti conseguenze causate dall’azione predatoria dei ratti, è possibile eradicare queste specie da un’intera isola. Nel Mediterraneo, il ratto nero è stato rimosso da numerose isole, tra cui Montecristo, Tavolara, Giannutri, Zannone e Pianosa. Queste azioni hanno portato effetti positivi, con una ripresa del successo riproduttivo degli uccelli marini ed il ripristino delle funzioni degli ecosistemi.
Eradicare i ratti da isole abitate offre anche vantaggi significativi per le popolazioni residenti. Un esempio è l’isola di Ventotene, con una popolazione residente di 700 abitanti, dove tra il 2018 e il 2021 è stato realizzato un intervento di eradicazione del ratto nero. Questo progetto, coordinato dalla Regione Lazio e finanziato dal programma Life dell’Unione Europea, ha permesso di ridurre significativamente i costi per la gestione dei ratti e dei danni da essi arrecati, nonché il quantitativo di rodenticidi utilizzato annualmente dai residenti per combatterli. Inoltre, l’eliminazione dei ratti ha portato alla scomparsa di vettori di patogeni come toxoplasmosi e leishmaniosi.



A gennaio 2020, a Ventotene tornano a spiccare il volo i pulcini di berta maggiore, una specie la cui sopravvivenza era minacciata dalla presenza del ratto nero sull’isola: un successo per la conservazione ambientale. Ventotene è attualmente l’isola più popolata al mondo liberata dai ratti, rappresentando un modello per iniziative simili nel Mediterraneo e altrove.
Leggi l’approfondimento sull’eradicazione dei ratti sull’isola di Ventotene.
Bell Labs, consapevole dei danni causati dai ratti e dalle specie introdotte dall’uomo nelle isole, ha partecipato a oltre 100 progetti di conservazione ambientale per eradicare ratti e topi invasivi e ripristinare gli ecosistemi insulari.
Un esempio significativo è l’isola Floreana nelle Galápagos, dove ratti e topi, introdotti dalle attività umane, hanno devastato l’ecosistema locale, predando uova di uccelli, lucertole e tartarughe, e consumando le piante utilizzate dalle specie autoctone come cibo e riparo. Con un’area di quasi 67 miglia quadrate, l’eradicazione dei roditori invasivi e il ripristino dell’equilibrio ecologico rappresentano una sfida enorme.
Il progetto Floreana ha visto il team Bell dialogare e collaborare con la popolazione locale per distribuire i materiali necessari e sviluppare un’esca adatta al clima tropicale, efficace sia in ambienti umidi che asciutti. Dopo anni di pianificazione, a ottobre 2023 è finalmente iniziato il progetto per proteggere le piante e gli animali in via di estinzione, rimuovendo le specie invasive dall’isola Floreana.
Un altro caso di successo degli ultimi decenni, è l’eradicazione dei ratti norvegesi da 65 isole delle Isole Falkland. A partire dal 2001, gli operatori locali sono stati guidati dall’esperto neozelandese Derek Brown, la cui conoscenza ed esperienza sono state fondamentali per il successo di molte eradicazioni di ratti nelle Falkland.
Il metodo principale di applicazione delle esche è stato la distribuzione manuale. I sondaggi pre e post-distribuzione delle esche associati a ciascuna di queste eradicazioni hanno dimostrato aumenti significativi della popolazione di uccelli in seguito all’eradicazione dei ratti norvegesi sul territorio.
Nonostante in alcune parti delle isole Falkland i ratti nuotano a una distanza di almeno 800 metri, colonizzando talvolta isole fino a 1,3 km dalla costa, tale distanza viene considerata come la distanza minima “sicura” quando si valuta l’idoneità di un’isola per l’eradicazione dei ratti norvegesi nelle acque delle Falkland.
Leggi l’approfondimento su come le isole delle Falkland sono state liberate dai ratti.